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Novità Data breach

DBIR 2026: Gli Attacchi Si Spostano Nel Browser, Rivelando Gravi Lacune Nella Sicurezza Tradizionale

In sintesi

Il report annuale Verizon Data Breach Investigations Report (DBIR) 2026, un benchmark fondamentale per il settore, conferma un cambiamento strutturale cruciale nelle strategie d’attacco: le minacce si concentrano in maniera preponderante all’interno del browser. La collaborazione con Keep Aware evidenzia come i dati a livello di browser siano essenziali per rivelare attacchi che gli strumenti di sicurezza di rete ed endpoint tradizionali non riescono a identificare, posizionando il browser come il nuovo e spesso trascurato fronte caldo della cybersecurity aziendale.

Il report descrive tendenze allarmanti che minacciano la sicurezza dei dati. La “Shadow AI” è emersa come il terzo rischio interno non dannoso più comune nei dataset DLP, con un incremento quadruplicato, e il 67% degli utenti accede a servizi AI su dispositivi aziendali tramite account personali, con il 23% degli upload sensibili che elude i controlli DLP. L’abuso di credenziali ha coinvolto il 39% delle violazioni DBIR 2026; il furto basato su browser rappresenta il 41% dell’attività di minaccia nel 2025 e il 100% di questi tentativi non è stato bloccato dai controlli di sicurezza tradizionali, dimostrando che la rilevazione affidabile si verifica unicamente all’interno del browser. Le estensioni del browser sono un’altra grave vulnerabilità: oltre il 15% degli utenti aziendali possiede estensioni AI non autorizzate, il 13% delle estensioni uniche è classificato a rischio elevato o critico, e il 93% di quelle dannose è mascherato da “strumento di produttività”. L’ingegneria sociale si evolve con tecniche come “ClickFix” (2.7% degli attacchi browser DBIR) e l’elemento umano, coinvolto nel 62% delle violazioni, è sempre più bersaglio di tattiche sofisticate che superano le difese tradizionali e la semplice consapevolezza.

Per le organizzazioni che trattano dati personali e sono soggette a normative stringenti come il GDPR, la NIS2 e standard come ISO 27001, queste scoperte sono di vitale importanza. La diffusione della “Shadow AI” con fughe di dati, il furto indetectato di credenziali, l’uso incontrollato di estensioni rischiose e le nuove tecniche di social engineering costituiscono minacce severe alla riservatezza, integrità e disponibilità dei dati. L’inefficacia dimostrata dagli strumenti di sicurezza tradizionali a livello di browser espone le aziende a elevati rischi di data breach, violazioni della conformità e potenziali sanzioni economiche e reputazionali, minando la fiducia degli stakeholder e la loro postura di sicurezza complessiva.

Di fronte a questo scenario, è imperativa una revisione urgente e profonda delle strategie di cybersecurity. Le organizzazioni devono investire e implementare soluzioni di sicurezza che garantiscano visibilità e protezione proattiva a livello di browser, riconoscendo che esso è il nuovo perimetro di difesa. È fondamentale riesaminare e rafforzare le politiche sull’uso delle estensioni e sull’accesso a servizi AI non approvati, adottando controlli più stringenti e granulari. Al di là della formazione sulla consapevolezza degli utenti, è cruciale adottare tecnologie avanzate capaci di intercettare e mitigare le sofisticate tecniche di ingegneria sociale che sfruttano il contesto del browser, colmando efficacemente le lacune lasciate dai sistemi di sicurezza perimetrali ed endpoint tradizionali.

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