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Confermata multa di 14 milioni a Cloudflare per mancato blocco contenuti pirata

Confermata multa di 14 milioni a Cloudflare per mancato blocco contenuti pirata

In sintesi

Il Tar del Lazio ha convalidato la maxi-multa di oltre 14 milioni di euro inflitta dall'Agcom a Cloudflare. La sanzione è dovuta all'inottemperanza di Cloudflare agli ordini di blocco di contenuti pirata. Questa decisione rafforza la legittimità della legge antipirateria italiana e lo strumento Piracy Shield.

Contesto

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) aveva ordinato a Cloudflare, colosso dei servizi internet, di disabilitare l'accesso a una serie di contenuti pirata nel febbraio 2025. A seguito dell'inottemperanza a tale ordine, l'Agcom ha inflitto una sanzione di oltre 14 milioni di euro a Cloudflare nel dicembre dello stesso anno. Cloudflare, inclusa la sua rappresentante Cloudflare Portugal Unipessoal Lda, ha presentato ricorso al Tar del Lazio, contestando la competenza dell'Agcom e l'ammontare della multa.
Il Tar del Lazio, con due sentenze del 17 luglio 2026, ha respinto i ricorsi, confermando la piena legittimità dell'operato dell'Agcom. Cloudflare aveva sostenuto che, ai sensi del Regolamento sui Servizi Digitali, la competenza esclusiva spettasse all'Autorità nazionale di regolazione del Portogallo (Anacom), Stato in cui ha sede Cloudflare Portugal. Tuttavia, il Tar ha riconosciuto che il potere dell'Agcom trova fondamento nella Legge antipirateria italiana, la quale le attribuisce la facoltà di ordinare la disabilitazione dell'accesso a contenuti in violazione del diritto d'autore, anche nei confronti di fornitori di servizi VPN e DNS, ovunque residenti.
I giudici hanno anche ritenuto che la sanzione fosse proporzionata e bilanciata tra l'esigenza di repressione dell'illecito e la capacità patrimoniale del trasgressore. Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Calcio Serie A, ha commentato la sentenza come una svolta storica nella tutela del diritto d'autore e un riconoscimento dell'efficacia di Piracy Shield. Cloudflare ha espresso dissenso e annunciato un prossimo ricorso.

Perché conta

Se offri servizi internet, hosting o distribuisci contenuti online, questa sentenza ti riguarda: Agcom puo' sanzionare anche operatori esteri che ignorano gli ordini di blocco, e la scusa della sede all'estero non regge davanti al Tar. Il rischio non e' solo la multa, ma il servizio bloccato per i tuoi clienti. Controlla se contratti e fornitori prevedono tempi e procedure certe per rispondere agli ordini dell'Autorita': sai cosa succederebbe se ne arrivasse uno domani?

Cosa fare

  • Valutare attentamente la conformità dei servizi digitali utilizzati o erogati alle leggi nazionali antipirateria e di blocco contenuti.
  • Verificare che i propri fornitori di servizi internet, DNS o VPN abbiano procedure chiare e conformi per la gestione degli ordini di blocco contenuti.
  • Comprendere le implicazioni della giurisdizione nazionale sui fornitori di servizi digitali, indipendentemente dalla loro sede operativa.
  • Monitorare gli sviluppi normativi e giurisprudenziali relativi alla responsabilità dei fornitori di servizi digitali.

Cosa evitare

  • Sottovalutare la portata delle normative nazionali sulle attività dei fornitori di servizi digitali, anche se basati all'estero.
  • Ignorare gli ordini di blocco contenuti emessi da autorità nazionali competenti, anche se si ritiene di non averne la giurisdizione.
  • Presupporre che il Regolamento sui Servizi Digitali attribuisca sempre competenza esclusiva all'autorità dello Stato membro di stabilimento del fornitore.

Implicazioni pratiche

Questa sentenza impone alle organizzazioni, soprattutto quelle che agiscono come intermediari digitali o che gestiscono infrastrutture di rete (es. fornitori DNS, VPN), di riconoscere la piena legittimità e l'applicabilità delle normative nazionali in materia di diritto d'autore e blocco contenuti, anche in presenza di strutture societarie internazionali o sedi in altri Stati membri UE. Dimostra che le autorità nazionali sono dotate di strumenti efficaci per far rispettare tali norme e che l'inottemperanza può comportare sanzioni significative. Il precedente stabilito rafforza la necessità di una compliance proattiva e di una governance robusta per evitare contenziosi legali e pesanti multe.

Azioni da fare

  • Riesaminare le proprie policy interne e quelle dei fornitori riguardo al blocco di contenuti illegali e alla gestione di richieste da parte delle autorità.
  • Assicurarsi che i contratti con i fornitori di servizi digitali includano clausole che riflettano la necessità di conformarsi alle normative nazionali sul blocco dei contenuti.
  • Formare il personale tecnico e legale sulle responsabilità derivanti dalla Legge antipirateria e sulle decisioni giurisprudenziali rilevanti.

Errori da evitare

  • Ritardare l'implementazione di misure di blocco contenutistico quando richiesto da un'autorità competente.
  • Affidarsi esclusivamente a interpretazioni ristrette delle norme sulla competenza territoriale che potrebbero non essere sostenute dai tribunali nazionali.
  • Non considerare l'impatto finanziario e reputazionale delle sanzioni per inottemperanza.

Domande di self-assessment

  • La nostra organizzazione ha una chiara politica per rispondere agli ordini di blocco di contenuti illegali emessi dalle autorità nazionali?
  • I nostri fornitori di servizi DNS, VPN o altri intermediari digitali sono consapevoli e conformi agli obblighi della Legge antipirateria italiana?
  • Abbiamo valutato i rischi legali e finanziari derivanti dalla mancata ottemperanza a tali ordini?
  • Come integriamo gli aspetti della Legge antipirateria nella nostra governance della sicurezza informatica e della compliance?

Riferimenti

Normativa nazionale: Regolamento sui Servizi Digitali · Legge antipirateria italiana

Leggi l'articolo originale su milanofinanza.it ↗

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