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Provvedimento Garante + GDPR

Adeguamento privacy videosorveglianza

Adeguamento dei sistemi di videosorveglianza al GDPR e al provvedimento del Garante. Cartellonistica, retention, accessi, controllo lavoratori.

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La videosorveglianza è un trattamento particolarmente normato

La videosorveglianza è uno dei trattamenti più frequentemente sanzionati dal Garante. Si applica il GDPR e si applica anche il provvedimento generale del Garante sulla videosorveglianza, che fissa requisiti aggiuntivi specifici per durate di conservazione, cartellonistica, accessi alle immagini, posizionamento delle telecamere.

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Se hai dipendenti, serve di più

Quando l'azienda ha dipendenti, alla videosorveglianza si applica anche l'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970): le telecamere che potrebbero riprendere lavoratori richiedono un accordo sindacale o un'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro. Senza, le immagini non possono essere utilizzate e l'azienda è esposta a doppia sanzione (privacy + lavoro).

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Cosa facciamo

Verifichiamo l'adeguatezza del tuo sistema di videosorveglianza: posizionamento delle telecamere e analisi delle aree riprese, cartellonistica conforme (cartelli a norma sia in italiano che in tedesco se opportuno), tempi di conservazione delle immagini (massimo 24-72 ore salvo eccezioni motivate), gestione degli accessi alle immagini registrate, accordo sindacale o richiesta all'Ispettorato se ci sono dipendenti, informativa specifica per i videosorvegliati, registro accessi alle immagini.

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In caso di richiesta o ispezione

Il Garante può ispezionare i sistemi di videosorveglianza, anche su segnalazione anonima. Le sanzioni medie partono da 2.000-5.000 euro per le PMI e superano facilmente i 50.000 euro per organizzazioni più strutturate. Un adeguamento preventivo costa una frazione di quella cifra.

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Domande frequenti

Domande frequenti sulla videosorveglianza

01 Serve l'accordo sindacale per installare le telecamere?

Se dagli impianti può derivare un controllo a distanza dei lavoratori, sì. L’art. 4 dello Statuto dei lavoratori chiede l’accordo con le rappresentanze sindacali oppure, in mancanza, l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Vale anche quando le telecamere servono a proteggere il patrimonio e il controllo è solo un effetto collaterale. Installare prima e regolarizzare dopo è la sequenza che genera i guai più seri.

02 Per quanto tempo posso conservare le immagini?

Il criterio è il tempo minimo necessario allo scopo. Nella prassi delle autorità ci si muove entro le 24 o 48 ore, e si va oltre solo con una ragione documentata, per esempio la chiusura per il fine settimana o una specifica esigenza di sicurezza. Conservare per settimane senza motivo è una delle contestazioni più ricorrenti.

03 Il cartello davanti alla telecamera basta?

Il cartello è solo il primo livello dell’informativa. Deve essere visibile prima di entrare nell’area ripresa, e deve rimandare a un’informativa completa che dica chi è il titolare, perché riprende, per quanto conserva e a chi rivolgersi per i propri diritti. Le linee guida 3/2019 dell’EDPB descrivono esattamente questa struttura a due livelli.

04 Posso guardare le telecamere dal telefono?

Tecnicamente sì, e proprio per questo va regolato. Chi può accedere va designato per nome, l’accesso va protetto e tracciato, e la visione non può diventare un controllo continuo sui dipendenti. Un’app installata sul telefono del titolare senza nessuna regola scritta è una delle situazioni più comuni e più difficili da difendere.

05 Cosa rischio se l'impianto non è a norma?

Due fronti insieme, ed è questo che rende il tema pesante. Sul lato privacy c’è la violazione degli obblighi di informazione e di conservazione. Sul lato lavoro c’è l’art. 4 dello Statuto, con conseguenze proprie e con il rischio che le immagini non siano utilizzabili proprio quando servirebbero. La verifica costa molto meno di una sola di queste due cose.